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Territorio

Calliano: un paese strategico tra nord e sud

di Lunedì, 04 Marzo 2013 - Ultima modifica: Martedì, 25 Febbraio 2014

Calliano (m. 186 s.l.m., ab. 1019), secondo paese della Vallagarina per chi viene da Trento, è posto all’imbocco per la valle di Folgaria e sul conoide del Rio Cavallo o Rossbach. 

Dai documenti conservati in Municipio si desume che i terreni comunali sono così suddivisi: Calliano I (che comprende il paese), Calliano II (Scanuppia), Calliano III (le Mozzette) e la vecchia frazione di Castel Pietra.

Il paese è al centro della “Piana di Calliano”, zona che comprende anche il territorio comunale di Besenello. Attorno si elevano i massicci della Vigolana (Scanuppia, Cornetto, Becco di Filadonna, 2150m.) e del Finonchio(1603m.). Incombe sulla vallata il Zengio Rosso, enorme zona franata ai cui piedi sorge Castel Pietra e che alcuni studiosi vorrebbero identificare nella famosa “ruina” descritta da Dante (Inf. Canto XII). Il Rio Cavallo taglia marcatamente il fondovalle per sfociare, a sud del paese, nell’Adige. L’intera zona tra Calliano e Besenello è coltivata a vigneto: da ricordare la varietà del Merlot, Cabernet, Schiava, Chardonnay, Moscato ed in qualche appezzamento del delicato Marzemino. Sono scomparse dalla zona le coltivazioni di mais e frumento alla base della dieta alimentare delle passate generazioni. Resiste la frutticoltura, mentre è ancora diffusa la coltivazione ortofrutticola. Salendo in quota si incontra la flora tipica delle Prealpi con vegetazione spontanea costituita da bosco ceduo (frassino, rovere). Verso gli 8-900 metri trovano il loro habitat faggio e larice che raramente lasciano il posto ad ormai abbandonate aree private, un tempo unico reddito, assieme al commercio del legname, per chi vive nella malga. Coronano magnificamente questo paesaggio i castelli di Beseno e della Pietra.

Il rinvenimento del cosiddetto “Ripostiglio di Calliano” porterebbe il primo insediamento umano nella “piana di Calliano” all’Età del Ferro (1200 a.C.). E’ villaggio comunque in epoca romana, ed in tale periodo la maggior parte degli studiosi pongono la nascita della denominazione “Villa Galliana”. A questo punto c’è da notare che non tutti sono d’accordo sull’etimologia del nome in quanto la farebbero discendere da “Calliano”, da insediamento posto sulle rive del Rio Cavallo (un altro esempio del genere è sicuramente Lavis).
 Dall’anno 561 fu compreso nel ducato di Trento, longobardo, per passare poi sotto la dominazione dei Franchi. Berengario, pronipote di Carlo Magno, diveniva re d’Italia ma riconosceva la sovranità del Trentino ad Arnolfo, duca di Corinzia e governatore di Stiria e Carniola. In questo modo si sanciva l’appartenenza del Trentino all’area tedesca.
 L’investitura del primo Principe Vescovo trentino (1027), è dovuta a Enrico II che concede al vescovo Udalrico “la contea come feudo”. L’investitura è da leggersi come un’esigenza degli imperatori ad avere una via sicura per la discesa in Italia. Da questo momento inizia il potere dei Principi Vescovi destinato ad esaurirsi con la secolarizzazione del Principato nel 1803. Questa “collaborazione” dei Principi Vescovi  con l’imperatore avrà grosse conseguenze per la comunità di Calliano: il paese, divenuto per un periodo punto di confine, farà da scenario alla famosa battaglia campale del 10 agosto 1487, con la sconfitta di Venezia ad opera dell’esercito trentino-tirolese.
I primi documenti scritti relativi alla pieve di Beseno (che comprendeva i villaggi di Calliano, Besenello e Folgaria), sono datati attorno al 200, sotto la giurisdizione dei da Beseno, valvassori degli Appiano. Della famiglia feudataria dei da Beseno è bene ricordare Corrado, Principe Vescovo di Trento (1188-1205). La famiglia proveniva da Povo (Paho), il capostipite della famiglia fu Carbonio. Un’analogia curiosa, è quella che lega il colle di Povo e la chiesa di Besenello: tutti e due sono dedicati a S. Agata.
Al Beseno subentrò nel 1303 la potente famiglia dei Castelbarco, signori incontrastati della Vallagarina. La famiglia regalò nel 1322 alla comunità di Calliano, la zona collinare tra i due castelli detta “la campagnola”. Con la morte di Marcabruno, ultimo discendente del ramo di Beseno, il feudo di Beseno venne affidato alla famiglia Trapp, famiglia tedesca di alto rango, potente, ricca e ben vista dalla Corte imperiale. L’investitura avvenne nel 1470. il feudo della Pietra veniva invece affidato a Baldassare di Lichtenstein.
 Calliano risentì dei benefici portati da questi nuovi feudatari: sorsero in breve tempo grandi palazzi, alcuni come sedi dei poteri giuridici e politici, altri edificati da commercianti e nobili attirati dal benessere dei Trapp seppero portare (almeno tra gli altri strati delle classi sociali). Sarà proprio questo cambiamento che farà di Calliano, anche nei secoli successivi, un paese ad economia piuttosto ricca distinguendosi dai paesi vicini che traevano la propria sussistenza dal lavoro nei campi.
Nel 1487 Venezia vide definitivamente arenarsi le mire espansionistiche in terra ferma proprio nella piana di Calliano. Roberto di Sanseverino,  ultimo dei grandi capitani di ventura, a capo dell’esercito veneto, prevalentemente costituito da mercenari, subì una netta sconfitta ad opera delle truppe dell’imperatore. Cadde lo stesso Sanseverino, che fu trasportato a Trento con tutti gli onori. Una bella lapide di marmo rosso lo ricorda nel duomo di Trento: egli è raffigurato in tenuta da battaglia mentre impugna una malconcia bandiera della serenissima repubblica. I castelli di Beseno e della Pietra avevano assolto il loro importante compito: quello di salvaguardare il Principato e la strada di Germania da qualsiasi sorpresa. D’altronde la chiusura della Pietra (così chiamata perché dal castello scendeva un forte muro a sbarrare la strada per chi volesse dirigersi verso Trento), era un ostacolo insormontabile tanto da impressionare Nicolò Macchiavelli e più tardi nientemeno che Napoleone Bonaparte che così la descriveva “S’il a étè battu pendant toute la journée, il a devant Caliano, une position inexpugnable: l’Adige turche presque à des montagnes à pic, et forme une gorge qui n’a pas 40 oises de largeur …”.  Oggi la stretta di Calliano non esiste più perché il fiume è stato rettificato nel secolo scorso, oggi l’Adige scorre lento in mezzo alla valle. L’episodio con protagonista il generale francese è da riferirsi all’estate 1796 allorché la sua armata invadeva il Trentino raggiungendo il capoluogo. Retrocessi perché bersagliati dai fucilieri austriaci, i repubblicani mantennero le proprie posizioni proprio a Calliano dove inscenarono una cruente battaglia con l’armata imperiale. Dopo tre giorni di dura lotta, caduti tremila uomini, perso pure Castel Beseno in fiamme, era il 9 novembre 1796. Una efficace descrizione di questo scontro la dà un testimone oculare: Santo de Valentini di Calliano: a ricordo di tutto ciò sono ancora murate su alcune case di Calliano palle di cannone e di moschetto. Furono molte atre le invasioni del Trentino ad opera dell’esercito francese, come altre furono le scaramucce dei due eserciti nella Piana di Calliano fino a concludersi con la caduta di Napoleone ed il suo esilio nell’isola d’Elba. Ma proprio in quegli anni un altro fatto importante accadde nella comunità di Beseno: tra il 1799 ed il 1801 si procedette alla divisione dei beni tra i villaggi di Calliano e Besenello, primo stadio della futura divisione amministrativo-politica. Nel 1817 l’effimero governo francese poneva la sede a Calliano dell’i.r. Giudizio Governativo per il distretto di Folgaria. Besenello e Calliano: questo Giudizio rimase fino al 1842 a quando fu incorporato dal Giudizio stesso di Rovereto.
 Con la fine dell’ottocento Calliano diveniva un paese con economia piuttosto  varia: dalla grossa proprietà nobiliare (al tempo della deviazione dell’Adige, nobili locali fecero pressioni perché le proprie colture non risultassero rovinate dal nuovo alveo), alle imprese private favorite anche dalla plurisecolare attività del piccolo porto sull’Adige. Calliano quindi non fu solo paese di nobili, lo si ricorda per le molte locande e alberghi (Aquila, Posta, Vapore di Maule, Bue d’oro di Spagnoli,  e poi il Grappolo d’Uva, Bilancia, Stazione),e per le più varie attività imprenditoriali  (Spumantificio Valentini, Magazzino legnami Bonapace, il ramaio Lorenzi, la filande a vapore per la seta come quella del signor Tambosi, i 3 mulini, la segheria, la fucina con maglio: tutti o quasi, mossi dalle acque del torrente Robbach). Ma la ricchezza come si sa è di pochi e a lcune famiglie preferirono emigrare in Brasile alla ricerca di un benessere che la terra dei loro padri non dava. Questo fenomeno fu notevole dal  1870 (ab.1224) al 1880 (ab. 903).
 Calliano era uno dei primi villaggi del Sudtirolo a possedere un corpo di Pompieri volontari con propria fanfara (lo statuto approvato definitivamente il 23 settembre 1868 nomina primo ispettore il conte Fermo Martini). Generalmente componevano questo corpo persone benestanti, che avevano quindi stabile professione e che “sapranno possibilmente leggere e scrivere, e saranno di sana  costituzione fisica atta alla fatica del pompiere” (art. 2-3 della Proposta di Regolamento della Compagnia Pompieri di Calliano). Il corpo decise d’attrezzare ogni vigile con uniforme di tela russa greggia, cinturone di cuoio, “manarino a pico”, berretto di panno verde orlato in rosso con “bardo d’oro, o di panno pel capo”. Il paese aveva inoltre una propria congregazione di carità, finanziata anche dalle “multe” che la locale Gendarmeria austriaca infliggeva, possedeva una Posta, una Farmacia e dal 1891 un Asilo d’infanzia grazie alle donazioni della famiglia Pasquali. Il fenomeno del cooperativismo non ebbe molto successo e solo nel 1907 si costituì la Famiglia Cooperativa di Calliano. I 30 soci arrivarono perfino a dividersi le perdite dei primi anni purchè la loro collaborazione potesse continuare (una saggia amministrazione ridusse le perdite anche durante la crisi economica dei primi anni del fascismo e dell’immediato secondo dopoguerra).
 Il progresso, inarrestabile, portava qualche comodità anche alla piccola comunità: il Cav. Arminio de Valentini finanziò il primo acquedotto del paese (30giugno 18889); l’acqua sgorgava in una bella fontana collocata al centro della piazza in “contrada al port”: un busto di marmo, posto in Municipio, lo ricorda quale “insigne benefattore”. Un consorzio provvide a incanalare la roggia che passava per il paese e che dava “energia” a molte imprese. Si pensò pure ad un progetto di installare una centrale idroelettrica lungo il Rio Cavallo. Ammortamenti delle spese, energia ricavata, spese di costruzione e di gestione: nessun calcolo fu tralasciato come dimostrano i documenti presenti nell’archivio Comunale, ma il progetto rimase tale. Da ricordare infine, un insolito “Circolo della Bistecca”composto perlopiù da persone nobili e benestanti che si prefiggevano come dall’art. 2 dello statuto “di fornire vari mezzi di divertimento. Di libri e periodici utili e dilettevoli e di tutto ciò che possa servire a far meglio passare il tempo “Sono proprio altri tempi! Un’altra notizia curiosa: il Municipio faceva parte, verso la fine del secolo scorso, della Società Incremento dei Forestieri nel trentino, una specie di Azienda di Promozione Turistica dei giorni nostri. Evidentemente l’amministrazione comunale teneva in gran conto le entrate che derivavano dal pernottamento dei molti viandanti nelle locande di Calliano.
 Arrivò anche la strada ferrata e Calliano si dotò di una stazione. Il governo austriaco probabilmente sapeva che Calliano sarebbe stato in futuro punto logistico importante in un eventuale conflitto militare nella zona. Dal paese partirà, infatti, durante la prima guerra mondiale, una telefonata che darà rifornimento alla linea posta sull’altopiano di Folgaria e Lavarone. Anche la popolazione di Calliano ha dato il suo contributo di caduti alla “grande guerra”. I giovani e gli inabili al servizio venivano mandati a lavorare sugli Altipiani come supporto alle truppe.
 Il primo dopoguerra fu  per la gente del paese momento di ricostruzione ma anche, forse, di riflessione per il nuovo governo italico in quanto sicuramente meno organizzato e preparato di quello austroungarico. Alcune nobili famiglie (i Pasquali fra i primi9, lasciarono l’Italia per il Tirolo del Nord, per altre fu l’esaudirsi di un sogno (ricordiamo che Francesco e Aristide Martini combatterono con Garibaldi, Carlo Martini più volte incarcerato per attività sovversive lasciò un’eredità in denaro all’Asilo di Calliano a patto che vi insegnasse la lingua italiana9. (V. Bottura – Calliano “villaggio illustre alla sinistra dell’Adige”).
 Fascismo e propaganda diedero l’illusione di una rinascita economica o perlomeno di un ricercato benessere che non arrivava mai. La guerra distrusse tutti i sogni. Calliano fu colpito dai velivoli americani essenzialmente per la sua posizione strategica (aveva sul proprio territorio 3 ponti e una linea ferroviaria): il primo bombardamento è del 4 novembre 1944. Alla fine del conflitto il paese risultava uno dei più danneggiati, almeno il 75% delle case risultava distrutto da oltre 100 incursioni aeree. Calliano ritornava infine, ad essere comune dopo che il governo fascista lo aveva voluto unire con quello di Besenello sotto la vecchia denominazione di Beseno. Il centro storico che possiamo vedere oggi presenta ancora molti nobili palazzi dalle facciate affrescate o abbellite dalla pietra. La guerra purtroppo ha distrutto l’intera architettura di Piazza Italia con la roggia che le scorreva a lato, la”pesa” con accanto l’osteria omonima, la casa rurale della famiglia Romani. A guerra conclusa si decise di rendere la piazza più consona alle nuove esigenze della popolazione (e delle automobili) apportando delle modifiche che hanno stravolto l’impianto antico. La viabilità moderna ha distrutto un sistema plurisecolare costruito a misura d’uomo. Racchiudono la piazza a nord il palazzo Wetterstetter, facciata gotico-rinascimentale con un superstite ciclo di affreschi a carattere araldico dove predominano i colori del Tirolo, a est il monumentale palazzo Martini, ricostruito nell’Ottocento secondo i gusti dell’epoca. Chiude la piazza verso l’attuale via Garibaldi il palazzo Salvatori (el convent) con il suo bel campaniletto a vela.
 Tutti i più importanti edifici, comunque, si affacciano sulla antica Via Imperiale, essi sono stretti e collegati fra di loro: la loro unione è interrotta saltuariamente da profondi androni coronati da archi di pietra.
 Da ricordare partendo dalla piazza verso Trento il grande complesso di Palazzo Valentini con il bel portico d’entrata, le sue stanze piene di artistici soffitti decorati di stucchi, e la chiesa ricostruita come si vede oggi nel 1724 e successivamente nel 1856. All’interno di buona fattura è la pala di S. Lorenzo che raffigura la battaglia di Calliano del 1487. Da Piazza Italia percorrendo Via III Novembre si incontra il massiccio porticato di casa Demartin, casa Spilzi, la chiesetta dei Santi Fabiano e Sebastiano, casa Grossa-Baggio dove si trovava l’Osteria alla Bilancia, più avanti entrando in un cortiletto l’ampio scenario che offre l’ex-gendarmeria austriaca. Quest’ultimo edificio presenta un’interessante scalinata d’accesso a due ordini di gradini. In basso a destra si notano gli accessi alle “prigioni”: locali che prendono luce da piccole finestre con inferiate e che sono chiusi da robuste porte piuttosto basse dotate anche di spioncini: all’interno i graffiti sui muri testimoniano l’uso di questa parte di edificio. Era forse questa l’ultima dimora dell’i.r. Giudizio Distrettuale di Calliano? Stando ai documenti ritrovati nell’Archivio di Stato di Trento (due bei fogli manoscritti a colori, datati 1826, raffiguranti prospetti e sezioni dell’edificio con diverse annotazioni) pare proprio di si. Se fosse certa quest’ultima ipotesi si aprirebbe un nuovo, piccolo ma non meno importante capitolo della storia di questa comunità. Calliano non possiede grandi impianti industriali ma rimane fedele alla sua vocazione imprenditoriale ospitando molte imprese di media-piccola entità. Ben sette locali pubblici sono presenti sul territorio comunale di cui un alberto. E’ attiva, inoltre, una filiale della Cassa Rurale Alta Vallagarina, nata dalla fusione delle Rurali di Volano, Besenllo , Nomi. Agli inizi del secolo i risparmi venivano affidati al locale Ufficio Postale ed in misura minore alla Cassa di risparmio di Trento e Bolzano, che aveva stabilito in paese uno dei suoi uffici.
 Ogni anno, la terza domenica di settembre, si tiene nel parco urbano la Sagra dell’Addolorata, quest’ultima assieme alla tradizionale “macheronada de carneval” è l’ultima delle grandi feste paesane superstiti. Un cenno va sicuramente al Trofeo Romani una delle poche gare podistiche notturne: il percorso, a tratti suggestivo, si snoda tra sentieri di campagna e vecchie mulattiere toccando i castelli di Beseno e della Pietra.
 Da ricordare tra le usanze ormai scomparse la Fiera del 9 naggio, con il fornito mercato di bestiame, e la Fiera di S. Gallo, la più importante della zona per la vastità delle merci trattate. Una spiegazione della carenza di tradizioni in un paese così ricco di storia la fornisce don Valeiro Bottura :”Ma anche per queste piccole realtà storiche e per queste curiosità gioca un ruolo negativo il fatto che Calliano è un aggregato di famiglie di passaggio. A parte lo sparo dei mortaretti e il palo della cuccagna (1800), conosciamo ben pochi particolari sugli usi della popolazione fissa. Ci saranno stati senz’altro altri svaghi, usi e costumi, ma forse non così saldi come nei paesi di profonde e costanti radici. Ancor oggi è molto difficile trovare testimonianze sicure, perché sul posto sono pche le famiglie che vantano qui origini lontane nel tempo”. Così questa tradizione che vuole Calliano composto da “famiglie di passaggio” risulta alla fine una sorta di “boomerang”: da una parte portano benessere e agiatezza, dall’altra finirono per trasformarlo in paese di forestieri.

 BIBLIOGRAFIA:
 “Calliano, Villaggio illustre alla sinistra dell’Adige” di D. Valerio Bottura
 “Castelli delle Alpi” – di RobertoBossi – pag. 107-108
 “Itinerari sul territorio di Volano, Calliano, Besenello” – Manfrini editore
 “Operazioni militari nel Trentino – 1796-1797” – di F. Sardigna
 “La battaglia di Calliano 6-7 nov. 1796, descritta da un testimone oculare” in “S.Marco” – Rovereto 1910