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Territorio

La battaglia di Calliano

di Mercoledì, 19 Febbraio 2014 - Ultima modifica: Mercoledì, 21 Maggio 2014
Immagine decorativa

La battaglia di Calliano fu combattuta il 10 agosto 1487 tra le truppe della Repubblica di Venezia e quelle tirolesi.

Le operazioni iniziarono già nella notte, quando il genio veneziano costruì un ponte di barche, che permise alla truppe accampate nei pressi di Pomarolo di attraversare l'Adige e di puntare verso Castel Beseno, ultimo baluardo rimasto a difesa di Trento - la capitale del Principato vescovile. Alle prime luci dell'alba una seconda colonna di armati partita la sera precedente da Rovereto discese la valle del Rio Cavallo ed attaccò di sorpresa Castel Beseno, che resse all'assalto. Fallita l'azione a sorpresa i veneziani posero d'assedio il castello ed il comandante Roberto Sanseverino d'Aragona inviò alcune truppe in avanscoperta verso Trento. Castel Beseno nel frattempo con un sistema di segnali ottici aveva informato della situazione il comandante delle truppe tirolesi di stanza a Trento, Federico Kappler. Questi non aveva uomini a sufficienza per intervenire efficacemente, sicché ideò uno stratagemma: ordinò di issare il maggior numero di stendardi possibile e di fare un rumore infernale con trombe, tamburi e grida, così da far credere che stesse sopraggiungendo l'intero esercito imperiale. Mosse quindi verso Castel Beseno. Il trucco riuscì: le avanguardie prima e l'intero esercito veneziano poi caddero nella trappola e si ritirarono disordinatamente in preda al panico. Nel pieno della ritirata si sfasciò il ponte di barche, sicché la maggior parte delle truppe veneziane e lo stesso Roberto Sanseverino morirono annegati nell'Adige.

L'azione aveva avuto inizio intorno alle 2 del mattino del 10 agosto, sviluppandosi nell'arco dell'intera giornata. Si trattò della prima occasione in cui i temibili lanzichenecchi (i Landsknechte, ovvero fanti della Svevia e del Tirolo addestrati alla maniera svizzera) affrontarono un esercito italiano. Decisive furono l'indisciplinatezza dei soldati veneziani e, al contrario, la determinazione e l'accortezza dei comandanti trentino-tirolesi, che spinse al panico gli avversari. Nel corso di una improvvisa e precipitosa ritirata questi si trovarono tagliata l'unica via di fuga (un ponte di barche predisposto a cavallo dell'Adige all'altezza di Calliano) e a centinaia morirono annegati nel fiume. Anche Roberto da Sanseverino trovò la morte, e la sua salma fu trasportata a Trento e tumulata nel Duomo dove, con un monumento equestre prima (la sua armatura ancora insanguinata venne issata su un cavallo di legno) e con un sarcofago monumentale poi, fu per molto tempo ricordata dai trentini insperatamente vittoriosi la figura del grande sconfitto.

Allo scontro presero parte 3.000 fanti e 1.200 cavalieri nelle file veneziane (poco più della metà delle forze di cui disponeva il Sanseverino, a cui erano stati affidati 5.000 fanti e 3.000 cavalieri), mentre i tedeschi-tirolesi erano meno di 3.000 in tutto: 800 fanti e 300 cavalieri guidati da Kappler, 1.000 tra fanti e cavalieri sotto il comando di Ebenstein, 400 fanti condotti da Segato, 400 fanti nelle guarnigioni di Castel Beseno e Castel Pietra (di cui un centinaio al bastione di Calliano).

I Veneziani ebbero 1.500 caduti e 110-120 soldati fatti prigionieri. Circa 1.000 le perdite fra i Tirolesi.

La battaglia di Calliano, raccontata da molti cronisti e celebrata poi ampiamente dalla propaganda di Massimiliano I, non ebbe tuttavia in realtà alcun effetto concreto immediato dal punto di vista strategico e politico. Sarà solo la nuova guerra del 1508-1509 a determinare la definitiva sconfitta di Venezia e la definitiva cessazione del suo dominio in Vallagarina agli Asburgo